Direttiva FASTER: cosa devono fare ora gli intermediari finanziari

Dalla complessità delle ritenute transfrontaliere a un modello digitale e più sicuro
  • Mario Daniele

Che cos’è la Direttiva FASTER e perché conta

La Direttiva FASTER (Faster and Safer Relief of Excess Withholding Taxes – EU 2025/50) - è la riforma europea che punta a rendere più rapida, digitale e sicura la gestione dello sgravio o rimborso delle ritenute alla fonte in ambito cross-border.1 L’obiettivo è ridurre tempi e costi amministrativi per investitori e intermediari, aumentando al contempo trasparenza e presìdi anti-abuso. Per il settore finanziario, FASTER non è solo un aggiornamento fiscale: è un programma di trasformazione operativa e tecnologica che tocca data governance, workflow post-trade, onboarding clienti, reporting e controlli.

Con applicazione dal 1 gennaio 2030 e recepimento nazionale entro il 31 dicembre 2028, le istituzioni che operano lungo la catena titoli (custodian, broker, banche depositarie e altri intermediari) devono iniziare ora a pianificare. La complessità è paragonabile a una modernizzazione end-to-end dei processi di tax relief: chi si muove per tempo può ridurre il rischio di soluzioni manuali d’emergenza, migliorare la qualità dei dati e costruire un modello operativo più efficiente, tracciabile e sostenibile.

Nel mercato unico, gli investimenti transfrontalieri generano spesso ritenute alla fonte su dividendi e, in alcuni casi, interessi. Nella pratica, l’aliquota applicata al pagamento può risultare superiore a quella dovuta in base a convenzioni o esenzioni. Il recupero dell’eccedenza oggi è spesso lento e disomogeneo: moduli cartacei, requisiti diversi per Paese, tempi imprevedibili e molte attività manuali.

FASTER nasce per superare questa frammentazione introducendo un quadro armonizzato e digital-first. La Direttiva combina due obiettivi che vanno tenuti insieme: velocità (semplificazione e tempi standard) e sicurezza (tracciabilità, reporting e controlli per contrastare frodi e abusi).

In sintesi gli obiettivi sono:

  • Ridurre la complessità amministrativa e i costi di gestione delle richieste di sgravio/rimborso
  • Introdurre strumenti digitali standard, come i certificati di residenza fiscale elettronici
  • Abilitare procedure fast-track (relief at source e/o quick refund) con tempistiche armonizzate
  • Aumentare trasparenza e resilienza del framework contro abusi e schemi fraudolenti

 

Attori principali e nuovi obblighi

FASTER impatta l’intero ecosistema. Gli investitori beneficiano di processi più rapidi e prevedibili. Le autorità fiscali devono abilitare emissione e accettazione di certificati digitali e gestire nuovi flussi informativi. Tuttavia, il carico maggiore ricade sugli intermediari finanziari, soprattutto sui grandi operatori della custody e del post-trade.

Certified Financial Intermediaries (CFI)

Il perno operativo della riforma è la figura dell’intermediario finanziario certificato (Certified Financial Intermediary, CFI). I CFI diventano l’abilitatore dei nuovi meccanismi: assistono l’investitore nell’accesso ai benefici, applicano controlli di due diligence e alimentano reporting standardizzato. In termini pratici, i CFI dovranno dimostrare capacità operative e di controllo superiori rispetto a molti modelli attuali, spesso basati su lavorazioni manuali e documentazione eterogenea.


Cosa cambia nei processi: i tre pilastri di FASTER

1) eTRC: certificato digitale di residenza fiscale
Il certificato di residenza fiscale diventa elettronico (eTRC) e deve essere riconosciuto a livello UE. L’emissione entro 14 giorni riduce uno dei principali colli di bottiglia. Dal punto di vista operativo, questo richiede alle istituzioni di saper ricevere, validare, archiviare e riutilizzare eTRC con controlli automatizzati su scadenze, coerenza anagrafica, autorizzazioni e audit trail.

2) Procedure standardizzate: relief at source e quick refund
Per i dividendi su azioni quotate, gli Stati membri dovranno rendere disponibili procedure accelerate: relief at source, cioè applicazione dell’aliquota corretta al momento del pagamento, e/o quick refund, cioè rimborso rapido dell’eccedenza. Questa scelta introduce variabilità locale: la stessa istituzione potrà dover gestire modelli diversi per Paese, con regole di eligibility e controlli differenziati.

3) Reporting rafforzato e presìdi anti-abuso
FASTER rafforza la tracciabilità lungo la catena di intermediazione e richiede reporting su elementi cruciali per la prevenzione frodi: chi detiene economicamente il titolo, per quanto tempo, e con quali operazioni correlate, ad esempio securities lending e REPO. Per molte organizzazioni, questo significa colmare gap di dati tra piattaforme, rivedere controlli di riconciliazione e introdurre monitoraggio continuo su pattern anomali.


Impatti legali e operativi: dove si gioca la partita

FASTER è un programma trasversale: non può essere gestito come un semplice progetto tax. Gli impatti principali si concentrano su quattro dimensioni: contratti e responsabilità, operating model, dati e tecnologia, risk e controlli.

Contratti, onboarding e responsabilità

  • Aggiornamento dell’onboarding fiscale: raccolta e gestione di eTRC e dichiarazioni a supporto dei benefici
  • Revisione di contratti e SLA con clienti e controparti: responsabilità su dati, tempistiche, gestione eccezioni e audit
  • Chiarezza su accountability ed escalation: chi firma, chi controlla, chi risponde a richieste delle autorità

Processi operativi e organizzazione

  • Ridisegno dei workflow end-to-end tra corporate actions, tax operations, custody, compliance e IT
  • Industrializzazione della gestione eccezioni: regole, playbook, KPI e controlli embedded
  • Formazione: nuove competenze su dati, controlli e interpretazione delle opzioni locali

Tecnologia e dati: architetture, integrazioni, reporting
Molti sistemi legacy non sono nati per gestire certificati digitali, controlli su holding period o reporting strutturato multi-giurisdizione. In pratica, i team dovranno intervenire su:

  • Data model e data lineage: collegare cliente, beneficial owner, posizioni titoli, eventi dividendo/interesse, aliquote, richieste e reporting
  • Automazione di validazioni e controlli su completezza, coerenza, scadenze e regole di eligibility
  • Integrazione con domini adiacenti: securities lending, REPO, settlement status e riconciliazioni
  • Cybersecurity e privacy by design: accessi, logging, retention e minimizzazione dei dati

 

Roadmap verso il 2030: una traiettoria pragmatica

La scadenza 2030 può sembrare distante, ma la finestra utile è ora: recepimenti nazionali, atti implementativi e scelte di mercato porteranno decisioni progressive. Una roadmap realistica per molte istituzioni è la seguente.

2026 - H1 2027: assessment e disegno

  • Impact assessment multi-funzione (tax, legal, ops, IT, compliance) e mappa dei Paesi/prodotti
  • Definizione della strategia CFI e del perimetro: dove certificarsi e con quale modello di servizio
  • Disegno del Target Operating Model (TOM) e del control framework, con backlog di delivery

H2 2027 - 2028: build e readiness (in parallelo ai recepimenti nazionali)

  • Evoluzione piattaforme dati e workflow: eTRC, relief/quick refund, riconciliazioni e reporting
  • Aggiornamento contratti, onboarding e procedure operative; definizione dei runbook
  • Testing su casi reali e scenari edge: data quality, eccezioni, audit trail e controlli

2029: industrializzazione e prova generale

  • Esecuzione di pilot e dry-run su mercati prioritari; misurazione KPI e remediation
  • Formazione e change management: ruoli, responsabilità e controlli di prima e seconda linea
  • Finalizzazione di policy, evidenze e readiness per audit e richieste delle autorità

1 gennaio 2030: go-live

L’obiettivo è arrivare al 2030 con processi stabili, tracciabili e scalabili, evitando che l’urgenza normativa generi soluzioni manuali fragili e costose.


Come prepararsi: priorità operative e aree di intervento

Per molte istituzioni finanziarie, FASTER può rappresentare più di un obbligo di compliance: può diventare l’occasione per rivedere processi storicamente frammentati, migliorare la qualità dei dati e rafforzare i controlli. L’approccio consigliabile è partire da una lettura integrata della normativa, traducendola in requisiti operativi concreti e in una roadmap sostenibile per funzioni fiscali, legali, operative, tecnologiche e di compliance.

1) Tradurre la normativa in requisiti operativi
Il primo passaggio è trasformare il testo regolamentare e le opzioni nazionali in un set di requisiti chiari, tracciabili e prioritizzati. Questo significa definire quali flussi rientrano nel perimetro, quali dati saranno necessari, quali controlli dovranno essere introdotti e dove cambieranno contratti, responsabilità e modalità di interazione con clienti e controparti. Una buona interpretazione iniziale riduce il rischio di rework, incoerenze tra funzioni e soluzioni IT non allineate al bisogno reale.

2) Disegnare un Target Operating Model realistico
La compliance a FASTER richiede un modello operativo end-to-end che integri tax operations, corporate actions, custody, compliance e tecnologia. Il Target Operating Model dovrebbe chiarire ruoli, handoff, SLA, controlli e modalità di gestione delle eccezioni. L’obiettivo non è solo rispettare la norma, ma aumentare lo straight-through processing, ridurre le lavorazioni manuali e rendere il processo più misurabile attraverso KPI operativi e indicatori di rischio.

3) Rafforzare dati, architettura e reporting
Un elemento centrale sarà la disponibilità di dati affidabili, collegati e verificabili. Le istituzioni dovranno valutare se i propri sistemi sono in grado di collegare anagrafiche fiscali, beneficial ownership, posizioni titoli, eventi di pagamento, aliquote, eTRC, operazioni di securities lending/REPO e reporting. Dove emergono gap, sarà necessario intervenire su data model, integrazioni, riconciliazioni, controlli di qualità e audit trail.

4) Applicare l’AI dove genera efficienza e riduce il rischio
L’AI può supportare la transizione, ma deve essere introdotta in modo selettivo, governato e coerente con le policy di privacy. I casi d’uso più interessanti non sono quelli che sostituiscono decisioni critiche, ma quelli che alleggeriscono attività ripetitive, migliorano la qualità dei dati e aiutano gli operatori a individuare anomalie.

Casi d’uso AI ad alto impatto

  • Document intelligence su eTRC e documenti fiscali: estrazione dati, validazioni, gestione scadenze e archiviazione con audit trail
  • Quality e anomaly detection: identificazione automatica di incoerenze su holding period, beneficial ownership e flussi di lending/REPO
  • Assistenti operativi per eccezioni (human-in-the-loop): suggerimento di root cause e next best action, riducendo tempi di risoluzione
  • Automazione del reporting: controlli di completezza/coerenza e generazione di reporting pack verificabili

AI governance, sicurezza e privacy: condizioni non negoziabili

Per evitare che l’AI aumenti il rischio, ad esempio tramite data leakage, risultati non verificabili o decisioni opache, è necessario un framework di governance integrato con data e IT governance. In pratica: classificazione dei casi d’uso, controllo degli accessi, logging, minimizzazione dei dati, test e monitoraggio dei modelli, supervisione umana nelle decisioni rilevanti e piena tracciabilità delle evidenze utilizzate.


Conclusioni: prepararsi ora per trasformare la compliance in vantaggio operativo

FASTER ridisegna un processo che per anni è rimasto lento e frammentato. Per gli intermediari, la scelta non è se adeguarsi, ma come: con soluzioni manuali e costose, o con una trasformazione che migliori qualità, tempi e controlli. Chi parte presto può ottenere benefici concreti: riduzione dell’effort operativo, migliore esperienza cliente, maggiore resilienza contro frodi e contestazioni.

L’adeguamento dovrebbe essere affrontato come un percorso strutturato e multidisciplinare: interpretazione normativa, disegno del modello operativo, modernizzazione tecnologica, rafforzamento dei dati e uso responsabile dell’AI. In questo modo la compliance non resta un costo regolamentare, ma diventa un’opportunità per costruire processi più efficienti, trasparenti e pronti a future evoluzioni del quadro europeo.

Come Capco può supportare le organizzazioni

L'adeguamento alla Direttiva FASTER richiede un approccio integrato che coinvolga aspetti normativi, operativi, organizzativi e tecnologici. Grazie alla propria esperienza nel settore dei servizi finanziari e nella gestione di programmi di trasformazione regolamentare, Capco supporta banche, custodian, broker e intermediari finanziari lungo l'intera catena del valore.

Partendo dall'analisi degli impatti normativi e dei processi esistenti, Capco aiuta le organizzazioni a identificare gap e opportunità di efficientamento, definendo Target Operating Model sostenibili e conformi ai nuovi requisiti. Il supporto prosegue con il disegno delle soluzioni operative e tecnologiche, l'evoluzione delle architetture dati, l'automazione dei controlli e dei processi di reporting, nonché l'introduzione di soluzioni di AI e automazione mirate a ridurre le attività manuali e migliorare la qualità del dato.

Attraverso competenze che spaziano dalla consulenza strategica e regolamentare alla progettazione e realizzazione delle soluzioni, fino allo sviluppo software e all'implementazione operativa, Capco accompagna i propri clienti nel trasformare un obbligo di compliance in un'opportunità concreta di modernizzazione, efficienza operativa e creazione di valore nel lungo termine.


Riferimenti

1 Directive - 2025/50 - EN - EUR-Lex